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Diario
28 gennaio 2008
i'm back 'cause the wind...
Sono tornato per un po', inseguendo il vento.
| inviato da alfredodegiglio il 28/1/2008 alle 15:33 | |
27 marzo 2007
ci saranno giorni di pausa giorni di stasi in attesa di giorni di estasi
in attesa,visitate il sito
www.tobee.it
e il blog
www.elogiodellabellezza.ilcannocchiale.it

| inviato da il 27/3/2007 alle 15:7 | |
2 marzo 2007
 INCATENATA
| inviato da il 2/3/2007 alle 16:25 | |
2 marzo 2007
 ILLUMINATA
| inviato da il 2/3/2007 alle 16:23 | |
22 febbraio 2007

Nero come la morte. Tutto ha inizio e si chiude con la morte. E nel mezzo le malattie. La malattia di vivere. La malattia di morire. Grande racconto sottotono e sottoterra. Ridicoli e fatui. I ricordi si asciugano fino a rimanere solo semplici parole, sole: qualche nome, il culo dell’amante, i figli che non ti parlano più, l’ex moglie paralizzata. Il fratello invincibile. E i due genitori. I soli ricordi che hanno fisionomia sono quelli da bambino. La vita è agghiacciante per la severità con cui ci punisce. I particolari nitidi illuminano la strada del tramonto di un uomo. Tra letti d’ospedale e rimpianti, tra il funerale del padre e l'affetto della figlia fedele. Fino all’epilogo. Nel sonno.
| inviato da il 22/2/2007 alle 16:11 | |
16 febbraio 2007

| inviato da il 16/2/2007 alle 15:3 | |
2 febbraio 2007
Il catalogo
Un catalogo di segni sinistri Mi ha dato il benvenuto Stamani, le mani stanno Immobili sugli occhi tristi
Vedo la fine Nelle finestre
Una croce di nuvole Un cimitero in città Donne puttane e bambine Uomini animali in cattività
Nelle finestre Vedo la fine
Lacrime di fumo e di cemento Strade senza luce Cuori senza sangue né pace Gesti senza pentimento
La fine mi vede Nelle finestre
Foglie nate morte Dita mozze di peccati Baci ciechi toccati in sorte Cuori vecchi in occhi malandati
Le finestre Vedono la fine
Prego per me e il mio cuore Voglio un domani senza demoni Non voglio più ansia né dolore Voglio una vita di meno.
| inviato da il 2/2/2007 alle 11:33 | |
25 gennaio 2007

| inviato da il 25/1/2007 alle 10:51 | |
25 gennaio 2007

| inviato da il 25/1/2007 alle 10:18 | |
5 gennaio 2007

| inviato da il 5/1/2007 alle 16:9 | |
3 gennaio 2007

| inviato da il 3/1/2007 alle 15:31 | |
3 gennaio 2007

| inviato da il 3/1/2007 alle 15:13 | |
3 gennaio 2007

| inviato da il 3/1/2007 alle 15:12 | |
2 gennaio 2007

| inviato da il 2/1/2007 alle 11:39 | |
31 dicembre 2006

albadiluna si dis-tende in questo nuovo giorno/notte luna che illumina gocce di rocce che fendono il cielo albadiluna ci confonde gli occhi e le rotte di noi: poveri capitani che navighiamo in questa nebbia di velo albadiluna
| inviato da il 31/12/2006 alle 11:50 | |
29 dicembre 2006

| inviato da il 29/12/2006 alle 12:41 | |
29 dicembre 2006

notte scura
piccola, dammi la bocca con cui baci e respiri dammi la pelle notte piena di pace il tuo corpo pallido la tua ombra incerta le tue mani calme piccola, dammi asilo un rifugio sicuro dammi calore un piccolo posto nel cuore un angolo nel petto mentre aspetto questa notte scura-
| inviato da il 29/12/2006 alle 11:57 | |
29 dicembre 2006

| inviato da il 29/12/2006 alle 11:35 | |
27 dicembre 2006

| inviato da il 27/12/2006 alle 14:15 | |
20 dicembre 2006
Uno stanco ritorno
“È lui, è arrivato.”
“Ha riportato i fratelli McGovern”, urla il vecchio Senior, alzandosi di colpo dalla sedia sulla quale rimane incollato tutto il giorno ad osservare chiunque passi per la strada, l’unica di tutto il paese, o meglio la piccola città, a potersi fregiare di tale denominazione.
Small Big City; questo è il nome del mucchio di case sulla collina, e non si sa se debba il suo inattendibile nome all’intuizione di qualche impettito governatore, abituato a prendersi troppo sul serio figurandosi di aver battezzato la nuova futura Capitale, o al genio di qualche incauto ‘padre fondatore’, ‘padre’ chissà di cosa mai, figuriamoci poi ‘fondatore’.
Comunque, al grido di Senior quasi tutta la popolazione di Small Big City si risveglia dal torpore autunnale, abbandonando la propria routine, per uscire fuori in istrada: Rod il barbiere con il rasoio sgocciolante schiuma, il suo cliente ancora imbavagliato, la cassiera troia del negozio di porcellana, gli oggetti più preziosi ed ambiti di tutta la città, Old John il proprietario del saloon, puttaniere incallito, con la sua grande pancia e le sue due giovani, troppo giovani bariste, e le sue puttane, appunto, mete preferite dei pochi forestieri, Estelle, Nancy, Madag, la straniera, e i loro clienti. Quando si dice un uomo tutto casa e lavoro.
Nel silenzio polveroso di questo secco pomeriggio poco si vede della sua faccia, controluce e cancellata dalla terra.
Passo dopo passo al ritmo lento e sconsolato di uno stanco cavallo, che da solo si porta a spasso tre persone prive di forza e volontà, il suo volto acquista una sempre opaca fisionomia: sporco di terra, con qualche ombra di lividi, con lo sguardo assente, assente a sé stesso.
Lo sguardo dei suoi concittadini sembra al contrario ravvivarsi di fronte a tale triste visione: un uomo stanco. Un uomo ferito, con il gilet di pelle scura reso ancor più scuro dal sangue raggrumato di una lacerazione che conta oramai qualche ora di lento dissanguamento.
Soltanto quando il cavallo si infila nel semicerchio vivente della popolazione convenuta, usa le poche forze rimastegli per ripiegarsi sulla sella, senza più fiato, senza più vita.
Anche i fratelli McGovern si inginocchiano privi di forza. Ma temendo ben altra reazione, immaginando invero che le persone lì riunite possano ricondurre la precarie condizioni del loro ex-sceriffo a loro due, assassini di chiara fama.
Per questo rimangono immobili, lasciando solo una fessurina degli occhi per allertarsi in caso di aggressione e violento accanimento.
Chiudono gli occhi ed aspettano.
Aspettando invano, perché il gruppo si scioglie e si divide in tre: uno accoglie tra le braccia unite lo stanco cavaliere, il cadavere di un amleto in stivali da cowboy, sporco di terra e di sangue, con gli occhi chiusi, e non una forza per salutare qualcuno.
Uno accerchia con sguardo punitivo i due fratellacci. L’ultimo si adopera per cercare qualcosa da offrire, acqua, medicine, cibo, al cavaliere moribondo.
Lo sceriffo fa la sua apparizione con un tovagliolo al collo, e la patta aperta. Sazio e svuotato al contempo, si pulisce i baffi con il dorso della mano destra. Abortisce un rutto che, prepotente, sembra uscirgli dagli occhi. Si guarda a destra e a sinistra allontanando, solo col gesto della mano, i moscerini che gli banchettano attorno.
“Che casino questa città di merda!”
| inviato da il 20/12/2006 alle 17:45 | |
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